È NECESSARIO PARTECIPARE A QUESTA IMPORTANTE VOTAZIONE
Una persona cara, dopo avermi raccontato una sua spiacevole esperienza giudiziaria, ha chiesto se voterò e, se sì come, al prossimo referendum. In oltre 50 anni di attività imprenditoriale, associativa, sociale e sportiva ho conosciuto e frequentato centinaia di magistrati; analogamente ho avuto rapporti con migliaia di professionisti avvocati, commercialisti, ingegneri, architetti, medici, giornalisti e tanti altri. Se dovessi interrogarmi sulle caratteristiche principali di queste diverse categorie, francamente, non saprei rispondere. Ho conosciuto di tutto e di più; persone serie, professionali e operative nella stragrande maggioranza ma qualche volta ho dovuto affrontare anche alcuni nulla facenti e altri dipendenti da sostanze, pericolosi perfino per sé stessi. L’esperienza, quindi, mi ha fatto considerare ogni persona, una diversa dall’altra, al di là della professione esercitata per cui rifuggo da ogni forma di facile generalizzazione. Per votare, SI’ o NO, invece credo che sia giusto approfondire, per quanto possibile, la materia oggetto del referendum e poi decidere non certo per simpatia o meno verso i magistrati, dovuta a qualche sfortunata esperienza personale. La riforma recentemente approvata dal Parlamento con il doppio passaggio nelle aule di Camera e Senato verrà sottoposta a referendum nella prossima primavera in quanto modifica norme costituzionali. Questa legge di riforma del sistema giustizia, che ci viene chiesta da decenni dall’Europa, come tutte le leggi avrebbe potuto essere più completa ed efficiente, ma le poche disponibilità finanziarie e il clima politico determinato dalle opposizioni ne hanno limitato in parte le modificazioni necessarie. Da imprenditore ho sempre affermato che il primo limite degli investimenti in Italia non è stato e non è l’eccesso di burocrazia e di criminalità ma piuttosto il pessimo funzionamento del sistema giudiziario civile, penale, amministrativo e perfino contabile. Lo stato dell’arte in Italia è semplicemente disastroso secondo le statistiche europee che ci vedono agli ultimi posti, battuti ampiamente anche dai vicini francesi. Le ultime pubblicazioni della “European Commission for the Efficiency of Justice” ci condannano impietosamente affermando <…la crescente sfiducia dei cittadini rispetto la possibilità di ricevere giustizia in tempi ragionevoli…> e <…il sistema giudiziario italiano appare ( ed è percepito) “bloccato”…>. Da tali considerazioni scaturisce l’assoluta necessità della riforma. I punti salienti di questa per i Media sono la separazione delle carriere e il sorteggio per l’elezione dei componenti dei nuovi due CSM. Sulla separazione delle carriere oramai molti magistrati e altrettanti costituzionalisti hanno condiviso tale scelta che rende il nuovo sistema simile a quelli delle altre nazioni europee. Ricordo poi che l’artefice dell’attuale codice di procedura penale Giuliano Vassalli (partigiano, giurista e politico italiano di sinistra, presidente della Corte Costituzionale) oltre quaranta anni fa affermava che il passaggio dal sistema inquisitorio a quello accusatorio richiedeva una distinzione netta tra chi indaga e chi giudica infatti dichiarava : <…senza separazione delle carriere il mio Codice di procedura non funzionerà …> poi <…in mancanza della separazione ordinamentale, il sistema rimane “un edificio senza fondamenta” un processo, quindi, che sulla carta è una gara paritaria, ma nei fatti vede l’accusa e il giudice condividere la stessa “famiglia” professionale…>. L’innovativo sorteggio ora previsto per la composizione della maggioranza dei componenti dei nuovi due CSM non dovrebbe scandalizzare alcuna persona di buon senso visto l’andazzo che ha caratterizzato finora la storia di questo importante Organismo Costituzionale. Questa formula si è imposta per la valutazione negativa di quasi tutti i quadrienni precedenti allorquando le scelte operate dalle diverse correnti di appartenenza della maggioranza dei magistrati hanno prodotto spesso decisioni a dir poco infelici. Il sistema Palamara non è certamente nato con l’elezione di questi a componente del CSM ma di fatto era già in vigore fin dalla sua prima costituzione. Nomine divise per l’appartenenza alle diverse correnti e raramente attribuite per competenza e qualità professionale; di frequente incarichi di grande responsabilità sono stati lasciati vacanti per molti mesi a causa delle lotte fratricide tra magistrati. Altri ruoli significativi quali presidenti di tribunali, di corti d’appello e procuratori sono stati assegnati a chi li avrebbe ricoperti per lo più dal martedì al giovedì (settimana molto corta), in quanto non essendo obbligatoria la residenza in loco preferivano risiedere nella loro città viaggiando (neanche tutte le settimane) con auto e autista a spese dello Stato. Protezione totale per i magistrati non solo nel caso di rilevanti errori bensì sempre anche per i colpevoli di reati particolarmente esecrabili (MAGISTRATI L’ULTRA CASTA di Stefano Livadiotti edizioni BOMPIANI 2009). Potrei continuare nel citare altre vicende inquietanti che hanno caratterizzato nei decenni il CSM, nonostante questo Organismo sia stato presieduto, sia pure solo formalmente, dal Presidente della Repubblica perché operativo sarebbe stato invece il Vice Presidente ma credo sufficiente quanto già scritto. Per superare questo increscioso sistema la riforma ha privilegiato il sorteggio sia pure con una serie di regole; del resto se un magistrato può, quale vincitore di concorso, fin dall’inizio della sua carriera determinare civilmente cause di rilevante entità o decidere penalmente della reclusione, anche a vita, di una persona non si comprende perché, una volta sorteggiato quale componente, non possa svolgere seriamente (questa volta senza vincoli di appartenenza a correnti più di azione che di pensiero) il ruolo autorevole e decisionale che ora gli competerà. La previsione del risultato di vittoria del SI’ unisce tutti i sondaggi con percentuali che variano dal 58 al 70%. Vedremo l’esito finale quale sarà. Ciò che infastidisce però in questa “campagna elettorale” già iniziata con molto anticipo è la demagogica ipocrisia che caratterizza alcuni finti interpreti della carta costituzionale. Questi, nel tentativo di sovvertire le previsioni, osannano la Costituzione dichiarandola immodificabile e, quindi, perciò si dovrà votare NO al referendum. Sono, senza offesa, semplicemente ignoranti. La nostra Costituzione è realmente ottima (139 articoli – scritta e approvata il 22 dicembre 1947 dopo 18 mesi di ampie riflessioni e discussioni – in vigore dal 1 gennaio 1948) proprio perché essa stessa ha contemplato l’iter per modificarla adeguandola ai tempi (art.138 e 139) ma anche perché ha dettato le linee di ciò che si sarebbe dovuto fare per completarla al meglio. Mi riferisco alle parti ancora oggi incompiute per quanto concerne i partiti politici, i sindacati, le modalità per garantire il diritto di sciopero senza prevaricazioni e altro ancora. La scelta di votare SI’ è per me l’unica possibile. Qualche perplessità è per il dopo referendum e cioè quando la riforma dovrà essere attuata: come si comporteranno alcuni magistrati, per fortuna pochi, di qualche scomposto comitato per il NO? Si ricorderanno che hanno giurato sulla Costituzione per poter entrare nell’Ordine Giudiziario? Quindi rispetteranno e si adegueranno all’esito che uscirà dalle urne? Il buon funzionamento della riforma è legato alla sua corretta attuazione da parte di tutti i componenti del sistema giustizia. Mi auguro che i più scomposti rinsaviscano, rispettando seriamente la Costituzione che spesso hanno esibito durante le inutili inaugurazioni degli anni giudiziari, oppure trovino almeno la dignità per dimettersi. Non mi preoccupano invece le posizioni di chi sta drammatizzando questa scelta referendaria urlando un NO per me immotivato e giustificato solo dal loro odio verso il Governo. Mi riferisco al sindacalista Maurizio Landini, al giornalista Marco Travaglio (che ha scritto anche un libro a riguardo) e di altri personaggi politici e non perché, dopo i travasi di bile che subiranno all’esito del voto, guariranno subito e si pubblicizzeranno in altro modo per tentare di raggiungere uno scranno parlamentare nel 2027.
Antonio Paravia
02.01.2026
Ex senatore della Repubblica (XV e XVI LEG.) www.antonioparavia.it
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