TRAVAGLIO E IL SUO FATTO QUOTIDIANO

SBUGIARDATI DALLA CORTE DI APPELLO DI MILANO X L’ADOZIONE MINETTI

L’Informazione nel nostro Bel Paese è sempre più scadente sia per la qualità dei contenuti, sia per per l’oramai troppa inattendibilità che la caratterizza.
Molte trasmissioni televisive che si occupano di cronaca, per lo più nera, sono altrettanto inaffidabili anche per lo squallore rappresentato dalle voci rissose e sguaiate che si sovrappongono da parte di conduttori, giornalisti e/o ospiti-opinionisti inconcludenti o peggio squalificati. In questo poco felice panorama brilla una punta di diamante Marco Travaglio noto per i suoi tanti scoop che spesso poi si sono rivelati dei flop.
Questo giornalista, al di là delle sue posizioni politiche a volte altalenanti se non contraddittorie, spara di continuo notizie raccolte ovunque, talvolta in modo discutibile, e perfino dal Quirinale, dove però sappiamo che il nostro Presidente della Repubblica ha qualche Consigliere non troppo affidabile.
Travaglio legittima i suoi scoop affermando che le sue “comunicazioni” sono sempre super controllate; in questo si differenzia da altro giornalista illuminato Sigfrido Ranucci che invece con un apparente candore le diffonde come certe con sguardo, serio e severo, per poi aggiungere alla fine che comunque ha in corso ulteriori verifiche.
Questa vicenda “adozione Minetti” di matrice Travaglio si è poi diffusa rapidamente grazie a Ranucci e ad altri soggetti iscritti all’Ordine dei giornalisti (per alcuni facciamo fatica a considerarli tali); dalle prime dichiarazioni della Corte di Appello di Milano sembra già che si rivelerà un’altro flop.
Molti sono i soggetti coinvolti: il Presidente della Repubblica, il Ministero della Giustizia, la Corte d’Appello di Milano e altri ancora, tutti questi sarebbero stati plagiati, nella migliore delle ipotesi, o almeno avrebbero agito troppo celermente e in modo approssimato occultando verità (TRAVAGLIATE) e facendo di fatto l’interesse della Minetti e del suo compagno Cipriani. Oramai in Italia non possiamo più prestare fede ai titoli del Fatto Quotidiano e di altri Media perché è difficile capire dagli articoli della carta stampata o da quelli telematici quante e quali siano le notizie reali rappresentate e cioè quelle che riportano eventi certi effettivamente accaduti, separando bene poi i fatti dalle opinioni di chi li ha scritti. Meno difficoltosa è la comprensione di ciò che viene divulgato via tv; infatti osservando con attenzione chi dal video ci espone la cronaca e altro possiamo vedere le varie espressioni del viso, degli occhi e la gestualità.
Tutto ciò può aiutarci a capire se ciò che è stato detto risponde a verità, almeno parzialmente, oppure è solo frutto della fantasia e della convenienza politica di chi ha “comunicato” le sue verità. Crediamo che non bisogna essere necessariamente degli psicanalisti per comprendere se qualcuno ci comunica fatti realmente accaduti oppure maschera le proprie convinzioni politiche e relativi interessi rappresentandole come verità assolute.
Dagli “sguardi” in video di Marco Travaglio, Sigfrido Ranucci, Claudia Fusani, Massimo Giannini, Bianca Berlinguer e di tanti altri spesso possiamo cogliere livore e saccenteria e talvolta nei contrasti con altri loro interlocutori perfino superbia e accidia. Non abbiamo inserito tra questi ultimi Giovanni Floris, pur avendone le stesse caratteristiche, perché il suo sorriso a 32 denti smaglianti sovrasta su ogni persona che tenta di interloquire con lui; apprezziamo però che almeno non fa pubblicità occulta ad alcun dentifricio o colluttorio diversamente da altri colleghi.
Taciamo sulla Gruber perché ultimamente la vediamo un po’ depressa quasi dimessa per la ridotta esposizione di gioielli a cui forse è stata costretta. Siamo messi male perché oramai si sono superati tutti i limiti della decenza.
La riservatezza più nota come Privacy in Italia non esiste; un po’ la ritroviamo solo per gli extracomunitari arrestati per reati vari, omicidi compresi, loro si sono tutelati e di loro sono pubblicizzate solo le iniziali del nome mentre la vita privata di qualsivoglia cittadino italiano può essere liberamente propagata, indagata, discussa e falsata in ogni luogo di “Informazione” che forse sarebbe il caso di definire “Disinformazione”.
Del resto chi dovrebbe tutelare la nostra Privacy è il GARANTE PER LA PROTEZIONE DEI DATI PERSONALI che è stato, e forse lo è ancora, sotto indagine della Magistratura per abusi amministrativi vari. GPDP è un’altra Autorità che molti valutano tanto inutile quanto dannosa per l’ulteriore burocrazia che crea e soprattutto costosa per le tasche degli Italiani. Di male in peggio!

 

Antonio Paravia
05.06.2026

Ex senatore della Repubblica (XV e XVI LEG.) www.antonioparavia.it
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