Informazione e politica ricordano la Shoah, mentre l’antisemitismo imperversa
Il genocidio di oltre sei milioni di ebrei, pianificato ed eseguito dal nazismo con la collaborazione del fascismo e di altri, è stato il primo argomento trattato dai Media il 27 gennaio scorso. Il giorno del ricordo fu sancito dalla risoluzione 60/7 dell’Assemblea generale dell’ONU durante la 42 riunione plenaria del 1° novembre 2005; decisione forse un po’ tardiva visto che avveniva a più di sessant’anni dalla liberazione del campo di sterminio di Auschwitz e cioè il 27 gennaio 1945. Altre tragedie di maggiori dimensioni hanno avuto caratteristiche diverse; mi riferisco a quella ordita tra il 1930 e il 1940 dal regime di Stalin (morti sei milioni di ucraini per fame, per lo più, contadini e due milioni di dissidenti russi) e a quella tra il 1943 e il 1976 dal comunista cinese Mao Tse Tung (venti milioni, stima di un ex vice Presidente del Partito Comunista cinese che poi calcolava in almeno cento milioni i perseguitati reclusi senza processo nei campi di rieducazione-sterminio, ma secondo altri dati rilevabili su wikipedia.org i morti sarebbero stati invece oltre ottanta milioni). Tutti numeri impressionanti ma che colpiscono forse meno perché di questi “genocidi rossi” si hanno poche immagini e parziali riscontri a causa dei regimi dittatoriali che li hanno determinati; la Shoah è avvenuta prevalentemente nella civile Europa per l’odio razziale dei nazisti verso gli ebrei. Una popolazione presente in tutte le nazioni europee è stata decimata dalla follia hitleriana con modalità spregevoli; prima l’isolamento con l’esclusione dai luoghi di lavoro e di cultura, poi la chiusura delle attività commerciali e imprenditoriali infine derubati di tutto, furono in molti uccisi in loco e tanti altri trasportati nei campi di concentramento per essere sterminati. Foto, filmati, scritti e, sopratutto, i racconti dei pochi sopravvissuti in questi decenni ci hanno testimoniato tutto ciò creando nella stragrande maggioranza delle persone stupore, pietà per le vittime e ribrezzo verso tutti gli inumani che le hanno provocate. Al termine della guerra nudi e denutriti, scampati alla morte nei lager, molti sono riusciti a ricongiungersi ai pochi familiari sopravvissuti nei loro luoghi di residenza mentre altri invece, per lo più soli, con tante peripezie hanno raggiunto le zone su cui poi è sorto l’attuale Stato di Israele. L’incremento della popolazione ebraica in tali aree, al tempo amministrate da un Protettorato Britannico, è cresciuto notevolmente perché, grazie anche alla solidarietà sionistica mondiale, gli ebrei acquistarono dagli arabi terreni incolti per la mancanza d’acqua rendendoli fertili e produttivi con duro lavoro e per le infrastrutture che via via andavano a creare in primis gli impianti di dissalazione. La forza e la tenacia degli ebrei ha prodotto la profonda trasformazione di vaste zone povere e desertiche; dopo il 14 maggio 1948, giorno in cui fu costituito Israele in forza di una delibera dell’ONU del 1947 sui “due Stati uno ebraico e l’altro arabo”, la crescita è proseguita in modo esponenziale e oggi Israele supera i dieci milioni di abitanti. L’intelligenza, le capacità e il sacrificio di questa popolazione ha prodotto una nazione forte militarmente, ricca di centri di ricerca e di cultura, invidiata per le tante aziende industriali, farmaceutiche, agricole e perfino turistiche; molte di questa attività sono state realizzate in uno a palestinesi che si sono impegnati e, quindi, integrati nella nuova realtà. Diversamente nel 1948 alcuni Paesi Arabi dell’area non aiutarono i palestinesi a costituirsi similmente in Stato, come deliberato dall’ONU, anzi di fatto lo impedirono iniziando a finanziarli affinché lottassero contro Israele. Così facendo hanno approfittato della loro miseria e li hanno spinti ad atti di terrorismo; loro stessi poi hanno aggredito Israele con guerre da cui sono usciti sempre perdenti. Qualcuno ha provato a fare dei calcoli sommando le grandi risorse finanziare sperperate dai Paesi Arabi per sostenere i palestinesi (praticamente le attività terroristiche) a quelle concesse dai Governi Europei e da altri Paesi per ragioni umanitarie ottenendo una cifra esorbitante che avrebbe reso ricco ogni singolo palestinese; questi fondi sono stati utilizzati invece per arricchire pochi leader locali in primis Arafat (la cui moglie ancora ringrazia per la vita da miliardaria che le è stata concessa), finanziare i tunnel sottostanti Cisgiordania e Gaza e numerose azioni terroristiche. Hanno tra l’altro finanziato i preparativi, le armi e i mezzi per la famigerata strage del 7 ottobre 2023 allorquando i terroristi di Hamas e altri Hezbollah sono entrati in territorio israeliano, lungo il confine con la striscia di Gaza, e hanno ucciso oltre 1.400 persone tra cui molti giovani partecipanti al festival Supernova, vicino al kibbutz di Re’im, e altri militari e civili; animati poi dalla furia religiosa che li renderebbero martiri di Allah e alcuni fatti invece di sostanze e alcol hanno sgozzato bambini, sventrato donne incinte, violentate molte altre e fracassato il cranio a persone anziane inermi, alcune disabili. Hanno preso inoltre 250 ostaggi, alcuni dei quali poi uccisi nei tunnel e/o morti perché utilizzati come scudi umani; due anni dopo, in virtù degli accordi parziali promossi dal Presidente Trump, i 20 superstiti e i poveri resti di 28 uccisi sono stati scambiati con 250 ergastolani arabi delle prigioni israeliane e 1.700 prigionieri arabi-palestinesi arrestati dopo il 7 ottobre 2023. Per ogni ebreo liberato vivo o morto (48) sono stati rimessi in libertà circa 2.000 arabi praticamente un rapporto di uno a cinquanta; indefinibile! Dopo tale strage gli israeliani hanno dovuto combattere i terroristi di Hamas fin dentro i famosi tunnel e perfino negli ospedali di Gaza perché questi inumani hanno realizzato lì i loro rifugi e i depositi armi cioè nei relativi sotterranei utilizzando sempre i palestinesi come scudi umani; ciò ha determinato la morte decine di migliaia di innocenti, tra cui tanti bambini, per cui tanti hanno parlato, impropriamente, di genocidio dei palestinesi ignorando lo stato di guerra imposto agli israeliani. Questi arabi e palestinesi che definisco inumani sono i degni eredi del leader arabo Amin al-Husseini, Gran Mufti di Gerusalemme, che si trasferì a Berlino durante l’ultima guerra e reclutò volontari musulmani per le SS di Hitler formando la 13 Divisione Waffen-SS Handschar. Sconsiderate poi le manifestazioni PRO PAL organizzate in molti Paesi tra cui il nostro con striscioni e slogan inneggianti ad Hamas, contro gli ebrei e, in particolare, contro la senatrice a vita Liliana Segre; il più delle volte queste sono terminate con violenti attacchi alle Forze dell’Ordine e distruzioni varie. Alcune di queste sono state promosse anche da docenti di sinistra e perfino da qualche rettore folle; tali figuri hanno indirizzato e/o istigato studenti e universitari a scendere in piazza dove poi avrebbero incontrato i pensionati della CGIL mobilitati da altro nobile soggetto di nome Maurizio Landini. Intanto con tale diffusa ignoranza l’antisemitismo cresce nonostante il giorno della memoria.
Antonio Paravia
02.02.2026
Ex senatore della Repubblica (XV e XVI LEG.) www.antonioparavia.it
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